L'informazione spazzatura non funziona più. Lo dice anche Google.

Anzi, non ha mai funzionato: il problema non è come fare traffico e portare lettori sui siti, ma domandarsi se e che cosa fanno i lettori quando arrivano sulle nostre pagine.

di Roberto Marabini - Pubblicato il 10/02/2026

Quanto informano o quanto disinformano i personaggi qui sopra, scelti non a caso dall'intelligenza artificiale? Ai bilanci delle loro aziende e dei loro partiti l'ardua sentenza.

Quanto informano o quanto disinformano i personaggi qui sopra, scelti non a caso dall'intelligenza artificiale? Ai bilanci delle loro aziende e dei loro partiti l'ardua sentenza. - Elaborazione mediata dell'intelligenza artificiale.

Sabato mattina ho sgambato alla Park Run Milano Nord. Ho incontrato un amico che ricopre ruoli importanti, in passato anche istituzionali, nel panorama del web italiano.


A termine sgambata, gli ho parlato di Exie, l'applicazione di intelligenza artificiale che valuta il "valore informativo" delle notizie e che sto sviluppando da alcuni mesi con i miei collaboratori. Mi è parso sinceramente interessato. Anche in considerazione della sua prima obiezione. Eccola:


"Ieri sera ero a cena con i vertici di (Omissis) - (un aiutino? si tratta di uno fra i tre editori più importanti d'Italia). Sono alla frutta. In perdita secca e ormai insostenibile. La maggior parte della loro audience è fatta con siti spazzatura, che trattano di spettacolo e corna, aggregati al sito di informazione principale. Per stampare il giornale e mandare online il sito di (Omissis), pagano i giornalisti di punta 200mila euro l'anno. A testa. Ma quelli non li legge nessuno. I pochi soldi che l'editore porta a casa, li fa con il trash."


Ne abbiamo parlato un po', ma ci stavamo ghiacciando addosso il sudore della corsa. Siamo rimasti d'accordo che gli avrei mandato un po' di materiale per riprendere il confronto. Accompagnerò le mie schede di presentazione con questa email:


"Caro Mario (nome fittizio),


conosci bene il mio percorso nel giornalismo e nell'editoria, soprattutto quella legata agli annunci di lavoro, casa, motori, e-commerce, eccetera. Proprio per questo vorrei riprendere da dove ci eravamo interrotti sabato.


È vero: oggi il novanta per cento dell'audience si fa con l'informazione spazzatura. Ma il punto non è come fare traffico e portare lettori sui siti di informazione o di annunci, ma domandarci se e che cosa fanno i lettori quando arrivano sulle nostre pagine.


Nel mondo degli annunci questo lo abbiamo capito già oltre trent'anni fa, quando il web in pratica ancora non esisteva. Un quotidiano di informazione poteva permettersi annunci scadenti. Un giornale di annunci no. Alla seconda fregatura il lettore spariva. Punto.


Per questo i giornali di annunci che diffondevano milioni di copie ogni settimana, come Secondamano, L’Occasione e tutti i periodici di settore seri, hanno sempre fatto controlli preventivi durissimi: sugli annunci, sugli inserzionisti, sulla correttezza e concretezza delle informazioni pubblicate. Non per moralismo, ma per sopravvivenza economica.


Il web non ha cambiato questa regola di sopravvivenza. Ha solo fatto finta che non esistesse più. Quanti portali di annunci hai visto imporsi anche con grandissimi numeri e poi improvvisamente sparire, soprattutto negli ultimi anni? Tutti quelli che non si sono mai posti il problema della correttezza nei confronti dell'utente.


Oggi succede la stessa cosa con l’informazione. Il trash fa rumore, ma non produce decisioni. Le persone scorrono, si divertono, reagiscono. Ma diventano clienti o elettori solamente quando capiscono.


Amazon non vince perché rimborsa. Vince perché l’acquisto funziona. Il rimborso è solo una conseguenza. Lo stesso vale per l’informazione: se quello che pubblichi non serve a capire e decidere, puoi fare tutta l’audience che vuoi, ma il modello non regge, il marketing non diventa fatturato e la propaganda elettorale non diventa voto.


Sono quasi tre anni che lo stesso Google ha modificato i propri sistemi di rilevazione statistica, sostanzialmente ignorando il numero dei lettori, ma concentrandosi su quello che i lettori fanno concretamente dopo essere atterrati su una pagina. Questi dati sono lì da leggere, gratuiti ed alla portata di tutti.


Insomma, non è affatto un caso se, ad esempio, in Italia i numeri danno ragione a Citynews (ndr: la più recente rilevazione Comscore è QUI): attraverso oltre 50 edizioni di cronaca locale, MilanoToday e tutti i giornali del gruppo, hanno superato quelli che erano i grandi editori, ormai stracotti nel loro mix di spazzatura, comunicati stampa ed opinionisti bolliti. Perché l'informazione che funziona è quella che informa, in maniera trasparente e puntuale, sulle esigenze quotidiane della gente. Non quella che si compiace di sé stessa o che si svende in maniera più o meno occulta. O tutte e due le cose insieme.


Google e i sistemi di rilevazione statistica applicati all'intelligenza artificiale possono finalmente aiutarci a dimostrare quello abbiamo sempre saputo, ma che ci era impedito di dimostrare: se ai lettori dai informazioni reali, corrette e trasparenti, i lettori ti ascoltano, tornano, acquistano e votano. Se gli dai semplici emozioni, mediamente distorte e infarcite di segatura, si stancano. Molto velocemente.


Probabilmente, la "maggioranza di lettori stupidi" (come l'hai definita e come la considerano tutti i professionisti della comunicazione) è già pronta ad affidarsi al prossimo stimolo emozionale o al prossimo slogan. Ma quando la casalinga, il pensionato, la commessa o lo studente devono andare a fare la spesa, comprano sempre e comunque sulla base dei prezzi esposti in maniera trasparente e della qualità di quello che possono permettersi.


Lo stesso dicasi per il giorno delle elezioni: se vuoi capire perché il 70 per cento degli italiani non vota più, non devi guardare i trend delle visualizzazioni, ma i dati di Google Analytics 4 che misurano come il pubblico reagisce, o non reagisce affatto, alle dichiarazioni dei leader politici o dei loro portaborse travestiti da giornalisti.


Caro Mario, credi che qualche editore possa avere voglia e tempo per confrontarsi su questi temi e provare a immaginare come le capacità di analisi dell'intelligenza artificiale utilizzata nel valutare la "utilità e correttezza informativa" (come stiamo facendo con Exie) potrebbero aiutarlo a tirarsi fuori dal fango?


Lo so bene, dimostrare che gli strepenati e le botuline, protagonisti dei contenitori televisivi del pomeriggio o delle sceneggiate faziose di prima serata, non informano, non portano né soldi né voti, ma producono spazzatura come quella degli influencer, non mi porterà molte simpatie.


Per questo ti chiedo: mi aiuti a mettere insieme qualcosa di meno noioso e provocatorio di questa mia email, ma che possa far scattare la scintilla? L'aspetto emozionale sarà sempre importante in una comunicazione, per fortuna. Ma io ho sempre saputo fare solo le pentole.


Un abbraccio."