Ho provato a spiegare a mia mamma perché è importante misurare il valore di una notizia

Da oggi questa piattaforma di analisi delle comunicazioni esce dalla fase sperimentale: iniziamo la regolare pubblicazione di classifiche, opinioni e dibattiti sul valore delle informazioni

di Roberto Marabini - direttore Exie.ai - Pubblicato il 20/05/2026

Abbiamo chiesto ad un generatore di immagini di creare la scena di una persona anziana che cerca di capire come funziona l'intelligenza artificiale, perché anche a 94 è possibile rimanere curiosi e capire quello che ci succede intorno

Abbiamo chiesto ad un generatore di immagini di creare la scena di una persona anziana che cerca di capire come funziona l'intelligenza artificiale, perché anche a 94 è possibile rimanere curiosi e capire quello che ci succede intorno - Immagine realizzata da Nano Banana 2 (generatore immagini gratuito di Gemini)

Le applicazioni Exie e Exie Lab sono online da alcuni mesi e liberamente utilizzabili da chiunque. Chiunque può chiedere e ottenere una valutazione ed una analisi di un testo, di un articolo, di un link. Anche di una semplice immagine. Da oggi, 20 maggio 2026, questa piattaforma di analisi delle comunicazioni esce dalla fase sperimentale: sulle pagine di Exie Index iniziamo la regolare pubblicazione di classifiche, opinioni e dibattiti sul "valore delle informazioni".


L'altro giorno, ho provato a spiegare a mia mamma, che ha 94 anni e alterna momenti di stanchezza ad una lucidità invidiabile, perché è importante misurare il valore delle informazioni e quali sono gli obiettivi di questo progetto:


"Mamma, lavoro nel mondo del giornalismo e dell'editoria da cinquant'anni, da quando i quotidiani si stampavano ancora in bianco e nero. Ho vissuto e surfato con grande soddisfazione professionale ogni evoluzione tecnologica e sociale. Perché mi è sempre stato chiaro, ben prima dell'avvento di internet e dei social, che informare e farsi capire è qualcosa di ben diverso dall'attirare l'attenzione. L'editoria e il giornalismo negli ultimi anni sono crollati proprio su questo equivoco: hanno inseguito le visualizzazioni e i like, dimenticando che le informazioni hanno un valore solamente quando sono chiare, comprensibili e corrette.


Così ho costruito Exie, immaginandolo come un anziano caporedattore che per decenni ha cercato di dare un senso ai testi ed alle immagini che i redattori e i collaboratori gli svuotavano sulla scrivania. Un po' come facevi tu nei tuoi quarantacinque anni di insegnamento, quando provavi a capire che cosa avevano scritto nei temi i tuoi studenti.

 

Exie è una specie di assistente che legge articoli, testi, immagini, annunci, manifesti ed ogni altra forma di comunicazione scritta e cerca di capire: "Questa cosa informa davvero oppure confonde, manipola o dice poco o nulla?". Non guarda quanti click registra un post, ma quanto questo post è chiaro, utile, comprensibile e onesto.


In pratica sto cercando di costruire uno strumento che aiuti a orientarsi nel caos della spazzatura mediatica travestita da informazione. Con questo progetto spero anche di guadagnarci, perché il problema della chiarezza delle informazioni ce l'hanno tutti. Anzi, meno sono consapevoli della spazzatura che li circonda e più rischiano di essere trascinati a fondo da scelte, opinioni, investimenti, decisioni infondate e quindi sbagliate: editori e giornalisti, aziende, lettori, direttori del personale e sindacalisti. Perfino le intelligenze artificiali oggi rischiano di collassare su loro stesse: perché sono state istruite e continuano ad imparare da contenuti sempre peggiori."


Credo che mia mamma abbia capito. Malgrado i 94 anni, riesce a mantenere l'attenzione per quasi un minuto, il tempo che ho impiegato a dirle quanto sopra. Una sorta di primato mondiale, considerato che ogni giorno i miei interlocutori hanno evidenti difficoltà nel rimanere concentrati per più di dodici secondi su qualsivoglia concetto. Potremmo domandarci all'infinito se questa disabilità ormai generalizzata sia frutto di una modificazione genetica dell'umanità o un banalissimo istinto di sopravvivenza rispetto al senso di soffocamento causato dal caos e dalla spazzatura mediatici nel quale siamo tutti immersi.


L'unica perplessità di mia mamma è sull'aspetto economico del mio progetto. Nei suoi quarantacinque anni di insegnamento ha sempre cercato sostegno nella saggezza popolare: "Non c'é peggior sordo di chi non vuol sentire", mi ha detto scuotendo la testa e riferendosi al buco nero nel quale il mondo dell'informazione si è infilato da un paio di decenni. Ho provato a rassicurarla:


"Mamma, come ben sai, le leggi della fisica funzionano indipendentemente dalla volontà e dalla consapevolezza delle persone. La legge di gravità esisteva anche ai tempi dei tolemaici e dei terrapiattisti. Ed anche il Valore Informativo è una grandezza matematica misurabile, definita da un certo Shannon nel 1948: mica l'ho inventata io o me la sono sognata di notte per la disperazione!"


Qui, lo ammetto, ho rischiato di infilarmi in un tunnel con la mia filippica. La faccio breve, o almeno ci provo. La teoria matematica del Valore Informativo è ufficialmente datata 1948, quando un ricercatore della compagnia telefonica Bell arrivò a definire che il valore di una informazione si misura con la sua capacità di ridurre l'incertezza. Bisogna sottolineare che Claude Shannon, questo è il nome del ricercatore, non si occupava di linguistica o giornalismo, ma di cavi telefonici. Tutta la sua ricerca mirava a filtrare i rumori di fondo delle comunicazioni telefoniche. Di fatto, gli studi e la "Teoria della informazione" di Shannon sono alla base della teoria e della produzione informatica dei decenni successivi. Addirittura, Shannon è stato definito come il vero "padre" di internet.


Per quanto riguarda il mondo della comunicazione e dei media, il valore informativo è la capacità di un contenuto di ridurre l’incertezza di chi lo riceve e di permettere una decisione concreta e corretta. O meno sbagliata possibile. Non conta quanti milioni di volte una comunicazione sia stata visualizzata: è invece fondamentale che questa comunicazione trasmetta informazioni chiare e comprensibili.


A questo punto, la capacità di attenzione di mia mamma si era un po' persa. Siamo tornati a parlare delle badanti che non riesce sempre a riconoscere. Tra l'altro, ha perfettamente ragione lei: perché tra giorni di riposo, ferie, sostituzioni, cambi repentini di vita, il giro delle badanti è impegnativo, ed anche io ogni tanto mi perdo con i nomi e i volti.


Mia mamma non è stata l'unica ad esprimere perplessità sulla sostenibilità economica di questo progetto. In questi mesi, mi sono confrontato con diversi interlocutori del mondo della comunicazione. Anche importanti. Cito un paio di casi.


Anzitutto, il direttore marketing di uno fra i più importanti gruppi editoriali italiani. Papale-papale, mi ha detto che oggi i loro giornali riescono ad avere lettori e traffico solamente dalle notizie di gossip e spettacolo. Ha pure aggiunto che i giornalisti "di qualità" costano duecentomila euro l'anno a testa, ma non fanno traffico. Di fatto, quel gruppo editoriale, come quasi tutti i gruppi editoriali al mondo, è sull'orlo della bancarotta.


La mia idea di informazione di qualità non ha nulla a che vedere con le articolesse e l'autoreferenzialità dei bolliti del giornalismo, che ci becchiamo pure ogni giorno in prima serata in qualche contenitore televisivo. Non è un caso se negli ultimi trent'anni della mia vita professionale mi sono dedicato alla progettualità editoriale molto lontano dalla cronaca e dalle sue luci tossiche e stroboscopiche. Ma tant'é, come dicevano anche mia nonna e la mia bisnonna? Aggià: "Non c'é peggior sordo…". 


Il secondo caso che sento di dover citare è quello del maggior esperto italiano di intelligence dell'informazione. Andrebbe anzitutto spiegato che cosa significa "intelligence": raccolta, analisi e interpretazione di informazioni sensibili. Poi, come sempre, in Italia i paroloni si usano a sproposito e la definizione di intelligence viene utilizzata come sinonimo di servizi segreti di spionaggio e controspionaggio. Ben al di là delle confusioni di termini, il risultato del confronto con il massimo esperto italiano del settore è stato un laconico "non credo che i parametri della chiarezza e della comprensione di un articolo siano fondamentali per il nostro lavoro".


Non l'ho interpretato come un addio, ma come un arrivederci. Perché la legge di gravità non dipende dalle valutazioni degli esperti di intelligence. Anche l'intelligenza artificiale ha un famelico bisogno di informazioni coerenti, comprensibili e affidabili: se non trova queste notizie, tende a inventarle. Anche mia mamma, a 94 anni, qualche tempo fa mi ha chiesto che cosa significano le parole "allucinazione" e "collasso" riferite all'intelligenza artificiale. Ho provato a spiegarle il problema in questo modo:


"L’intelligenza artificiale impara leggendo quello che trova su internet. Se trova contenuti confusi, incompleti o scritti solo per attirare clic, finisce per inventare cose false: sono le allucinazioni. Se le intelligenze artificiali continueranno a imparare da testi sempre più scritti da altre intelligenze artificiali, pieni di errori e copiature, la qualità dell’informazione rischia di crollare. In poche parole: se il livello delle informazioni peggiora, peggiorano anche le intelligenze artificiali."


Ecco perché, ogni giorno sempre di più, credo che sia necessario proseguire nello sviluppo di una piattaforma come Exie. Fra qualche giorno, tornerò dal mio amico super-esperto di intelligence della informazione e gli sottoporrò un articolo, che ho letto questa mattina, dedicato a Palantir (per leggere l'articolo scritto da Francesco Marino e pubblicato su digitalic.it, cliccare QUI). Palantir è un sistema che raccoglie dati e aiuta le aziende e i governi a prendere decisioni strategiche. Vale miliardi e viene utilizzato oggi (anche) nelle decisioni militari.


Ecco che cosa scrive Francesco Marino a proposito del bombardamento della scuola elementare di Minab, nel sud dell'Iran, "deciso" proprio da Palantir il 26 febbraio 2026:

"La scuola di Minab non è stata colpita perché qualcuno ha voluto colpirla. È stata colpita perché un sistema che nessuna persona singola comprende nella sua interezza ha elaborato un dato sbagliato alla velocità del pensiero, e nessuna delle architetture di responsabilità esistenti era costruita per questo scenario."


Secondo l'Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, quell'errore ha causato la morte di 168 bambine. Quanto è importante che un'informazione sia realmente chiara, inequivocabile e comprensibile?