Quando e perché l'intelligenza artificiale rischia il collasso nel giornalismo?

Ecco cosa succede quando la cronaca dell'incontro con un esperto di culture digitali (Michele Mezza), viene scritta con un linguaggio "fortemente ripulito in stile AI".

di Roberto Marabini - direttore Exie.ai - Pubblicato il 24/03/2026

Questa infografica è stata generata dall'intelligenza artificiale. Ottima sintesi, ben organizzata, ma sostanzialmente incomprensibile: in perfetto stile AI.

Questa infografica è stata generata dall'intelligenza artificiale. Ottima sintesi, ben organizzata, ma sostanzialmente incomprensibile: in perfetto stile AI. - L'immagine è stata generata da Nano Banana (il generatore immagini di Google).

Lo sviluppo di Exie.ai trascina ogni giorno sulle home page della redazione, articoli più o meno profondi e argomentati in tema di intelligenza artificiale, dai quali è possibile trarre aggiornamenti sugli sviluppi e le devianze dei modelli linguistici. Ovviamente, la redazione sottopone anche questi articoli alle analisi linguistiche di Exie.ai.


Grazie ai cookie, che non sono i nipotini di Belzebù, ma i block notes automatici dei nostri interessi, non poteva sfuggire alle analisi di Exie.ai un articolo intitolato "Dati, algoritmi e sovranità: così l’AI sta riscrivendo la democrazia". Sottotitolo: "A Materia di Castronno il giornalista, saggista e docente di Culture digitali Michele Mezza ha presentato il suo ultimo libro, analizzando il nuovo equilibrio tra piattaforme, Stati e cittadini: la partita oggi si gioca sui dati e sui linguaggi".


Vale la pena leggere tutto l'articolo (cliccando QUI), per diversi motivi:

1) Michele Mezza è un saggista qualificato e il tema del rapporto fra l'intelligenza artificiale e le regole della democrazia dovrebbe interessare tutti

2) Appunto: "dovrebbe" interessare tutti, a condizione che l'articolo sia comprensibile per tutti e che dia una qualche informazione concreta e utile.


Abbiamo sottoposto l'articolo ad Exie.ai, la nostra applicazione di analisi dei contenuti informativi. Il risultato è nettamente insufficiente: 49 su 100. Chi fosse interessato agli errori ed alle criticità contenute nell'articolo e individuate da Exie.ai, può accedere all'analisi dettagliata cliccando QUI.


E' necessario sottolineare che, ad oggi, Exie.ai non è ancora stata istruita a riconoscere l'intervento dell'intelligenza artificiale nella realizzazione di un articolo: le sue sono analisi tecniche, fondate su elementi oggettivi. Che l'articolo dedicato alla presentazione del libro di Michele Mezza sia invece “fortemente compatibile con un testo AI-assistito o pesantemente ripulito in stile AI” è una valutazione diversa, scritta con un esemplare linguaggio artificiale da un'applicazione specializzata in queste indagini. Di fatto, anche in questo caso, l'intelligenza artificiale è perfettamente in grado di cogliere gli errori e le criticità di un testo, ma poi si esprime con un linguaggio che nelle sue stesse analisi non meriterebbe alcuna sufficienza.


Nello sviluppo di Exie.ai, non è rilevante capire o giudicare le scelte e le tecniche editoriali di una redazione. Utilizzare l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro, anche nel giornalismo, più che una scelta legittima è ormai un obbligo irrinunciabile. E' però fondamentale utilizzare anche l'AI in maniera consapevole. Ad esempio, sulle cause ed effetti del "model collapse" (collasso del modello), cioè quel processo degenerativo in cui i modelli di intelligenza artificiale, addestrati ripetutamente su dati generati da altre AI anziché su dati umani, perdono capacità, accuratezza e diversità, arrivando a produrre risultati errati o insensati.


In pratica, l’intelligenza artificiale, quando genera testo, tende a organizzare bene i concetti, usare un linguaggio fluido, costruire frasi coerenti. Il risultato è un testo che funziona come un buon riassunto formale, ma se il giornalista si limita a usare l'intelligenza artificiale come una bella pitturata, senza preoccuparsi di aggiungere o di verificare la presenza, la completezza, la trasparenza e la chiarezza delle notizie, l'articolo perde ogni ragione d'essere: non riesce a informare.


Come è successo nel caso dell'articolo dedicato alla presentazione del libro di Mezza: sembra raccontare cose intelligenti in maniera tecnica, ma se ci soffermiamo sul testo e proviamo a tradurlo con un senso concreto, l'assenza di informazioni è evidente. Non solamente il linguaggio tecnico non è stato spiegato, come prevede l'abc del giornalismo. Mancano soprattutto i fatti. Non sappiamo cosa sia stato detto di nuovo. L'articolo elenca i pilastri del pensiero filosofico di Mezza (già noti dai suoi libri precedenti) ma non riporta un singolo scambio inedito, una domanda del pubblico o un dettaglio specifico dell'evento a Castronno.


In pratica, l'IA ha confezionato l'evento invece di riportarlo. Ha trasformato un incontro di cronaca locale in un saggio breve automatizzato, dimostrando che può simulare l'autorevolezza del linguaggio, ma non la capacità di informare. O meglio, le informazioni qualcuno avrebbe dovuto scriverle e inserirle a forza.


Quando non riceve o non trova informazioni, l'Intelligenza artificiale ruota su sé stessa, cita frasi tecnicamente ineccepibili ma sostanzialmente vuote. A volte, pur di mettere insieme un racconto credibile, l'AI arriva ad inventarsi le informazioni, senza pudore. Gratificandosi di aver inventato una notizia probabile, là dove invece la notizia non c'è.


Queste degenerazioni, queste invenzioni, questi errori, sono le famose allucinazioni dell'AI, al tempo stesso cause ed effetto del "model collapse", Un collasso del modello linguistico che si riversa a catena sugli articoli generati, sui giornalisti, sugli editori.


(Ps: anche nelle analisi di Exie.ai, i risultati "possono contenere errori"; in ogni caso, è auspicabile che l'intelligenza artificiale abbia davvero "fortemente ripulito" il testo dell'articolo. Se così non fosse, la sostanza del problema non cambierebbe: una informazione che non informa è la strada maestra per il buco nero nel quale il giornalismo e l'editoria italiana sono precipitate, anche dal punto di vista della sostenibilità economica. Se le informazioni non ci sono o non sono realmente comprensibili a tutti, un giornale è inutile e, per definizione, non produce utili).